L’A CENA FUTURISTA

L’A CENA FUTURISTA

La seconda Cena d’Arte di Filippo Cogliandro, L’A CENA FUTURISTA una cucina in chiave futurista fatta di prodotti del suo territorio.

Base di partenza, un manifesto e un testo redatto da Marinetti dal titolo “La cucina futurista”. La cucina per Marinetti è un’arte, con l’uso mirato ed evocativo dell’arte in tutte le sue forme, poesia, musica, scultura, pittura e cucina per rendere ogni pranzo un’esperienza sensoriale totale, capace di coinvolgere i cinque sensi. Non erano ammessi a tavola discorsi o incursioni che potessero guastare gli animi e distrarli dal cibo, mentre l’ambiente doveva essere accogliente e stimolante, inebriato da profumi diversi ma non invadenti, la musica di fondo tra una portata e l’altra, eliminazione delle posate e della “ pastasciutta” e tutti gli oggetti della tavola dovevano essere in sintonia col pasto.

19 ottobre, la data della Cena d’Arte, L’A CENA FUTURISTAnon è casuale, infatti il 19 ottobre 1882 nasceva a Reggio Calabria Umberto Boccioni uno dei massimi esponenti del Futurismo e durante la cena d’arte di Filippo Cogliandro, nata da un idea  di Elmar Elisabetta Marcianò storica d’arte,   è stato presentato un prezioso “tableau” di sapori, profumi, forme e dolcezze, che si sciolgono sensualmente in bocca, il rincorrersi di forme e colori, dolci, allegri e giocosi, gusto e colore, che, trasformandosi in materia liberano le opere d’arte che hanno dato l’ispirazione, dalla loro funzione di ornamento per diventare un’opera d’arte, direttamente in tavola, dal gusto impareggiabile.

L’A CENA FUTURISTA

Nell’affascinante cornice del Ristorante L’Accademia Gourmet,  si è formato un connubio sperimentale, attraverso il quale lo chef Filippo Cogliandro  reinterpreta importanti opere di Boccioni, Depero, Marinetti, un ponte ideale tra visione e gusto, tra l’ammirazione dell’opera d’arte e l’emozione nel sentirla viva, fragrante, dolce e sensuale, “sentirla”, con la complicità degli artisti per presentare un’opera prestata al gusto, interpretata dalla creatività dello chef Cogliandro, per una cena unica, magica, che, pur mantenendo la poetica degli artisti rappresenta una lettura personale sulla relazione con la tavola: delicate trame e giochi di colore che non potremo mai, ma vorremmo, indossare come gioielli, segni contemporanei di fragilità che ognuno può adattare alla propria personalità, mondi fantastici fatti di giochi, di fate e di sogni che sembrano usciti dalle  resine, dalle colle siliconiche, dal colore a olio e tempera e allora, gustare per essere, per scoprire, suggestioni vive e meravigliose.

Ospite d’eccezione e per la prima volta in mostra a Reggio Calabria grazie alla gentile concessione della Galleria Sangiorgio Arte di Bari le opere (olii e disegni) di Achille Perilli.

Intervista a Filippo Cogliandro chef

Filippo chi è lo chef Filippo Cogliandro?

A volte io dico “chef per caso” perché, come diceva Guy De Maupassant “solo gli imbecilli non sono ghiotti…si è ghiotti come poeti, si è ghiotti come artisti” ed io volevo essere un artista, ma evidentemente non avevo l’ispirazione ed oggi mi posso definire un uomo “libero” con la passione della cucina.

Filippo, come ti è venuto in mente una serie di  piatti “rubati” all’arte?

I piatti sono pensati per la carta al ristorante, un primo, un secondo, il dessert, piatti veri con i canoni veri di un piatto, non solo pensato ai fini dell’evento. Le tele delle opere, trasformate, sono un gioco di consistenze e tecniche dei prodotti della mia terra.

Da cosa nasce questa idea?

E’ stata una idea di Elisabetta Marcianò, un colpo di genio!

Dopo L’A Cena Dalì del luglio 2020 Elisabetta Marcianà, storica dell’arte, mi ha comunicato l’idea di unire la pubblicità e l’arte del ‘900 con la mia cucina e l’ho accolta subito con grande entusiasmo. Il mondo della pubblicità e dell’illustrazione del primo ‘900 rievoca il manifesto futurista del poeta e drammaturgo Tommaso Marinetti, pubblicato dal quotidiano francese Figarò il 20 febbraio 1909 ed è la base da cui l’ideatrice del Progetto è partita,  è l’affascinante argomento che parla anche del mondo della cucina, un meraviglioso viaggio attraverso i cartelloni pubblicitari dell’epoca, un tuffo nel passato che, attraverso i ricordi, ci riporta ad un tempo che fu. Mi stimolava fare qualcosa di nuovo, di diverso, di estremamente motivante, conoscere nuove forme d’arte per uno scambio di idee e di culture ma con lo stesso obiettivo, il bello e il buono.

L’A CENA FUTURISTA

Praticamente la cucina si è dovuta reiventare adattandosi allo spirito Futurista.

“Abbiamo scoperto uno spirito “neo-futurista” in noi, ognuna delle
professionalità impegnate rappresenta il potenziale enorme che questa città sa esprimere in ogni campo. È stato eccitante sperimentare le mie idee assieme alla mia brigata di cucina, diventata Futurista per l’occasione. Come sempre, si è partito dall’utilizzo dei prodotti della nostra terra, come formaggi, agrumi, le mandorle, i prodotti del mare. Anche nei nomi abbiamo messo tanta fantasia: per esempio, l’antipasto si chiamerà “Nelle acque di ogni mare””.

Progetto divertente e nuovo, abbinare l’arte con la cucina… andrai sicuramente a qualche programma televisivo, cosa pensi degli chef in TV?

Riguardo gli chef in televisione credo che ormai si stia esagerando. All’inizio è stato positivo, creando molta attenzione verso il mondo della cucina, ma ora c’è troppa inflazione e informazione errata su quello che è realmente la cucina e un ristorante. Sacrificio, professionalità, esperienza, rigore, continuità, sono cose all’ordine del giorno che non sono percepiti attraverso i programmi televisivi.

Così giovane sei in corsa per una stella Michelin…

Per uno chef la stella Michelin è una cosa molto importante, è come un “timbro” di qualità e dal quale dipende tutto il lavoro del ristorante perché il servizio, l’ambiente, la cantina sono cose ugualmente importanti ai fini del risultato finale.

I tuoi progetti futuri?

Per il futuro c’è solo la voglia di fare bene e migliorare sempre. D’inverno approfitto per andare in giro a imparare cose nuove, tecniche, materie prime, conoscere e confrontarmi con persone nuove. Un arricchimento sì professionale ma anche umano, e il lavoro in cucina, secondo me, ha bisogno di sensibilità e rispetto per ciò che viene fatto: il lato umano è molto importante.

Come sono nate le “Cene della Legalità” ?

Sono nate per caso, un giorno sono stato contattato da una giornalista  fiorentina, per una intervista sugli accadimenti, sia a me che a mio padre, la richiesta del pizzo, il rifiuto alla scorta, l’amicizia e il sostegno di don Ciotti e si è stabilito fra noi un rapporto di stima; in seguito ci siamo sentiti e, parlando, ci è venuta l’idea delle Cene della Legalità per portarle in tutta l’Italia e raccontare la mia storia e perché, attraverso la cucina, si diffonda il messaggio della legalità, sia agli intervenuti che agli allievi delle Scuole Alberghiere che formano la mia brigata come stagisti.  Il progetto è stato registrato a nostro nome e lo stiamo portando sia in Italia che in Europa; come Fondatore del Progetto sono stato invitato nei festeggiamenti dei 25 anni del settimanale Panorama per un tour – Panorami d’Italia – iniziato proprio da Reggio Calabria e presentato dal Direttore Mulè. Oggi, a seguito del mio impegno sono stato nominato Ambasciatore della Ristorazione Antiracket nel mondo. Il mio desiderio è parlare, segnalare, far sapere, infatti ogni mia intervista termina con la mia frase….il silenzio uccide…

L’A CENA FUTURISTA

La tua cucina è tradizione o sperimentazione?

La tradizione dai i miei ricordi, la sperimentazione dal mio mare: il mare della Calabria è il mio elemento, io sono nato sul mare e al mare rubo l’ispirazione, la creatività che mi viene dal pescato giornaliero al mercato, gli abbinamenti con le verdure stagionali, il pesce “povero” arricchito dalla mia fantasia, nella mia cucina ci sono il colore e i profumi della mia amata Calabria.

Come influisce il territorio della Calabria nella tua cucina?

Il territorio che mi circonda  è la mia terra, dove sono nato e cresciuto. Valorizzare i prodotti del territorio ha di base due motivi principali, il primo è identificarsi nella zona in cui si trova il ristorante l’altro è il piacere di lavorare i prodotti di “casa mia”. L’obiettivo è cucinare il territorio, dalle materie prime importanti a quelle considerate “povere”, e lavorarle in modo da rispettare le esigenze dei nostri clienti. Una cucina semplice ma non scontata, una nuova cucina del mio territorio.

L’A GOURMET L’ACCADEMIA – Via Largo Cristoforo Colombo, 6, 89125 Reggio Calabria RC – www.laccademia.it

CREDITI:

Direzione Artistica: Elmar Elisabetta Marcianò  | Ufficio Stampa Reggio
Calabria: Igor La Camera  | Ufficio Stampa Firenze: Cristina Vannuzzi
Landini | Public Relation: Patrizia Sorrentino | Reporter:  Pasquale
Zumbo | Foto: Franco Raineri fotografo | Comunicazione: SocialWorks |
Progetto Grafico: Cinzia Erdas |Itinerario Futurista: Associazione
Ulysses | Media Partner: RadioTouring 104 – VideoTouring 655

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