Il nuovo appuntamento del progetto del progetto Visionary Chef di Feudi di San Gregorio

Il nuovo appuntamento del progetto del progetto Visionary Chef di Feudi di San Gregorio

VISIONARY CHEF

Si è tenuto ieri a Milano, il nuovo appuntamento del progetto del progetto Visionary Chef di Feudi di San Gregorio, l’azienda vitivinicola leader del Sud Italia, che dall’anno scorso ha rafforzato il proprio impegno verso un modello di business sostenibile, diventando Società Benefit.

Nell’ambito di questo percorso, Feudi di San Gregorio ha lanciato Visionary Chef, un progetto pluriennale che ha l’obiettivo di creare una rete di chef visionari, che portino il loro punto di vista – innovativo, sostenibile, di valorizzazione del territorio e delle materie prime – in giro per l’Italia, ispirando ospiti e stampa.


La seconda tappa del progetto ha coinvolto ieri la città di Milano, per poi continuare il proprio percorso verso Roma, in autunno.

Visionary Chef nasce con con l’obiettivo di dare visibilità e sostegno a Chef che hanno deciso di intraprendere questo lavoro in maniera innovativa e al contempo vuole creare una rete di ospiti visionari provenienti da tutti i settori con cui condividere idee e valori, da rafforzare negli anni.
Al centro del percorso di sostenibilità intrapreso dall’azienda, c’è infatti proprio il principio di interdipendenza: nessun risultato tangibile può essere ottenuto senza creare una comunità che condivida gli stessi valori.



Il Visionary Chef di questa edizione milanese del progetto si chiama Marco Ambrosino.
Originario di Procida, è oggi lo chef a capo della brigata del Ristorante 28 Posti, dove propone una cucina sofisticata, d’avanguardia, ma molto legata alla stagionalità e attenta alla qualità degli alimenti proposti grazie ad un’accurata selezione di prodotti scelti ogni giorno da lui personalmente.
Una cucina d’autore ma alla portata di tutti, orientata da valori etici, al rispetto dell’ambiente e all’equità dei processi di produzione.



È a lui che Feudi di San Gregorio ha proposto di ideare un menu a 4 mani con lo chef stellato Takeshi Iwai, che lo ha ospitato nella sua cucina presso il ristorante Aalto – Cucina Libera a Milano, per un incontro di idee, punti di vista e di cucine.

“Oggi il mondo del cibo ha una grande occasione, quella di poter parlare a tante persone e mettere in comunicazione mondi diversi. Eventi come questi sono megafoni per i nostri pensieri, strumenti per avvicinare. Mai come ora ce n’è bisogno”, ha dichiarato Ambrosino. 



Takeshi Iwai è giapponese di origine ma vive e lavora nel nostro Paese da 14 anni.
Il suo lavoro si caratterizza per una mente aperta, una curiosità implacabile, la passione per il proprio lavoro e un’allergia ai pregiudizi per dar vita ad una cucina libera, la cucina del futuro.

Una scelta coraggiosa, nella concezione prima ancora che nei piatti. Chef Takeshi è sapiente interprete della cucina libera di AALTO, che non ha bisogno di un riferimento geografico o stilistico per essere definita. 


Una cucina creativa in cui materie prime, tecniche, ricette e richiami culturali parlano di un mondo interconnesso, senza confini. L’ispirazione dello chef crea incontri e abbinamenti inaspettati, che stupiscono il palato. Come un disegno su un foglio bianco, che ama ridefinire in ogni suo piatto.
“La mia cucina non è fusion, ma gioca tra culture diverse. Tutte. 
Mi piace sperimentare e creare per gli ospiti piatti sempre nuovi, perché stupore e sorpresa sono ingredienti fondamentali, al pari delle materie prime”.



Durante la serata, alla cucina degli chef sono state quindi affiancate le Selezioni Feudi di San Gregorio, la migliore interpretazione dei vitigni autoctoni campani (Greco, Fiano, Aglianico e Falanghina) che l’azienda da 30 anni valorizza e che vuole la rappresenti.
Selezionati dagli chef per i diversi abbinamenti, Cutizzi – Greco di Tufo DOCG e Pietracalda – Fiano di Avellino DOCG, che riprendono il nome dei vigneti più rappresentativi della cantina irpina, hanno calcato la scena accompagnando le portate principali.


Accanto a queste referenze, la degustazione e il racconto di Serpico, un aglianico in purezza proveniente da una una vigna ultracentenaria prefillossera nel cuore di Taurasi, con piante alte oltre 3 mt, ha stupito tutti i partecipanti.
La valorizzazione del territorio irpino e i progetti che abbracciano questa attività sono infatti alla base degli obiettivi che si è data l’azienda per una crescita sostenibile nei prossimi anni.
L’iconico rosato Visione, infine, – che già dal nome è portabandiera di questa filosofia – è stato il vino simbolo di questa serata d’ispirazioni.

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