
L’Arcimboldo Magazine e Guida enogastronomica, prende il nome dal pittore del ‘500 Giuseppe Arcimboldo poiché l’artista realizzò le famose “Teste Composte”, ovvero dipinti che, dall’insieme di prodotti ortofrutticoli, pesci e prodotti di cucina rappresentati su tela, rivelavano figure umane bizzarre, fantastiche a tratti misteriose.
L’Arcimboldo è altresì una statuina dalla forma moderna e stilizzata, creata dal 3D Artist Francesco Conte, esperto in lighting e look dev www.frankwy.com, che premia in Italia e all’estero gli Artisti del Gusto: custodi e ambasciatori di arti antiche, capaci di saper narrare la storia, di comunicare la cultura del proprio territorio, guardando al futuro e restando al passo con i tempi le tendenze, con unicità e capacità emozionale.
Con il riconoscimento de L’Arcimboldo vi è l’attribuzione da uno a tre pennelli, espressione della creatività e dello spessore professionale di ogni artista.
Renato Zedde è nella Guida de L’Arcimboldo con l’assegnazione di 2 Pennelli nella categoria Artista Contemporaneo.
La pizza come racconto di una vita
C’è un momento nella vita in cui non scegli una strada: è la strada che sceglie te.
Per Renato Zedde quella strada ha il profumo della farina, il calore del forno e il ritmo silenzioso delle mani che lavorano un impasto. Ha appena trentadue anni, ma alle sue spalle porta già un percorso professionale costruito attraverso esperienze diverse, viaggi, incontri e una ricerca che non sembra conoscere una destinazione definitiva.
Oggi Renato lavora come pizzaiolo presso Magari, a L’Île-Rousse, nel cuore della Balagne corsa. Ma la sua pizza non nasce soltanto qui. Arriva da lontano, da una piccola pizzeria d’asporto del suo paese, dalle cucine francesi, dalla Corsica e da una delle esperienze professionali più importanti della sua formazione: Parigi.
La sua storia comincia quando ha sedici anni.

DAL PRIMO FORNO AL DESIDERIO DI IMPARARE
«Avevo sedici anni quando ho capito che la mia strada aveva il profumo della farina e del fuoco».
È una frase che racconta molto più di un semplice inizio professionale. A quell’età, mentre molti ragazzi stanno ancora cercando di capire cosa fare della propria vita, Renato comincia a confrontarsi con il lavoro vero, quello fatto di gesti ripetuti, fatica e responsabilità.
La prima palestra è Da Pino, una piccola pizzeria d’asporto del suo paese. È lì che impara una lezione destinata a rimanere alla base della sua filosofia: il rispetto.
Rispetto per la materia prima, innanzitutto. Per il tempo necessario a un impasto. Per il fuoco. Per il lavoro. Ma soprattutto per il cliente, che davanti a una pizza affida al pizzaiolo qualcosa di molto semplice e, nello stesso tempo, molto importante: la propria aspettativa.
È da questa consapevolezza che prende forma il suo mestiere.
A diciotto anni Renato mette la farina in valigia e parte. Francia, Corsica, nuove cucine, nuove brigate, nuove abitudini. Ogni esperienza diventa un tassello di una formazione che non passa soltanto attraverso la tecnica, ma attraverso il confronto con persone e culture differenti.
L’INCONTRO CHE CAMBIA LA PROSPETTIVA
In Corsica arriva uno degli incontri più importanti del suo percorso: quello con Laurent Nelissen, chef stellato.
Entrare in una cucina di alta ristorazione significa confrontarsi con un universo nel quale nulla è lasciato al caso.
La precisione diventa una forma di linguaggio, l’estetica dialoga con il gusto e ogni elemento del piatto deve trovare il proprio posto.
Per un giovane pizzaiolo, quell’ambiente rappresenta una nuova prospettiva.
Renato osserva, ascolta, assorbe. Scopre che dietro un grande piatto non c’è soltanto l’abilità manuale, ma un pensiero. Esiste una costruzione, un equilibrio, una ricerca dell’armonia.
Quell’esperienza modifica il suo modo di guardare alla pizza.
L’impasto non è più soltanto una base. Diventa una tela.
E su quella tela Renato comincia a trasferire tutto ciò che ha imparato: la memoria della tradizione, la tecnica, la precisione dell’alta cucina, l’esperienza maturata nelle brigate e, soprattutto, la continua ricerca dell’equilibrio tra gli ingredienti.

PARIGI: LA GRANDE PALESTRA PROFESSIONALE
Il percorso lo conduce quindi a Parigi, per Renato è una tappa decisiva.
Parigi rappresenta una vera palestra professionale: ritmi intensi, standard elevati, organizzazione, confronto e una squadra composta da professionisti provenienti da esperienze diverse.
È qui che la pizza assume definitivamente una dimensione più ampia.
Non è più soltanto il prodotto di una tradizione da conservare, ma anche uno spazio nel quale tecnica, creatività e cultura gastronomica possono incontrarsi.
L’esperienza parigina contribuisce a consolidare una convinzione che oggi accompagna il lavoro di Renato: la crescita professionale non è un punto d’arrivo, ma una pratica quotidiana.
IL RITORNO IN CORSICA
Oggi Renato è tornato in Corsica.
Lavora da Magari, a L’Île-Rousse, località della Balagne affacciata sul Mediterraneo, dove il paesaggio sembra naturalmente predisposto a diventare parte di una storia gastronomica.
L’Île-Rousse è uno dei luoghi simbolo della Balagne, territorio conosciuto come il “Giardino della Corsica” per la presenza di uliveti, agrumeti e mandorleti, dove il paesaggio alterna mare e montagna.
Qui la città si sviluppa intorno al mare e al porto, mentre il promontorio della Pietra accompagna lo sguardo verso l’orizzonte.
La pizzeria e ristorante Magari si inserisce proprio in questo contesto mediterraneo, proponendo una cucina nella quale trovano spazio pizza, pasta e altre espressioni della tradizione italiana e mediterranea.
La terrazza del Magari, grazie alla sua posizione privilegiata, offre l’occasione di immergersi nella luce del Mediterraneo e ammirare gli splendidi tramonti che tingono la costa di L’Île-Rousse.
È un ambiente che sembra dialogare perfettamente con la filosofia di Renato.
Perché per lui il territorio non è soltanto lo sfondo nel quale lavora.
È un ingrediente.

LA PIZZA COME LINGUAGGIO DEL TERRITORIO
«Parlo del territorio tramite le mie pizze».
È forse questa la frase che meglio definisce il suo approccio.
Renato predilige, quando possibile, ingredienti a chilometro zero e considera la scelta della materia prima parte integrante della costruzione della pizza.
Non si tratta semplicemente di aggiungere un prodotto locale a un impasto.
Si tratta di riconoscere ciò che appartiene a un luogo e trasformarlo in racconto gastronomico.
La sua pizza nasce quindi dall’incontro tra due dimensioni: da una parte la tecnica acquisita attraverso gli anni di formazione, dall’altra la volontà di esprimere il territorio attraverso sapori riconoscibili.
L’impasto rimane il punto di partenza. La qualità degli ingredienti ne costruisce l’identità. Gli abbinamenti devono trovare un equilibrio e la creatività non deve mai diventare un esercizio fine a sé stesso.
Renato parla di buon impasto, ingredienti di qualità, rispetto della tradizione, equilibrio negli assemblaggi, creatività e armonia.
Sono parole semplici, ma insieme definiscono una precisa idea di pizza.
Una pizza contemporanea che non rinnega la propria memoria.
SE LA PIZZA FOSSE UN PAESAGGIO
C’è un’immagine che Renato utilizza per descrivere la propria pizza:
«Se le mie pizze fossero un paesaggio sarebbero il faro della Pietra a L’Île-Rousse».
È un’immagine potente.
Il faro della Pietra sorge sul punto più alto dell’omonimo promontorio, circondato dalle rocce rosse e dal Mediterraneo. Costruito nel XIX secolo, domina uno dei punti panoramici più suggestivi della città; dalla sua posizione lo sguardo abbraccia la penisola, il mare e la costa della Balagne.
Il porfido rosso della Pietra, il blu del mare, la luce del tramonto e la verticalità del faro sembrano racchiudere alcuni degli elementi che appartengono anche alla sua idea di pizza: identità, contrasto, equilibrio e territorio.
Non è difficile comprendere perché proprio quel paesaggio sia diventato per Renato una metafora del proprio lavoro.
Il faro indica una direzione.
E anche un pizzaiolo, dopo aver viaggiato, imparato e cambiato cucine, ha bisogno di mantenere una direzione.

NON SOLO TECNICA
La parte più interessante del percorso di Renato, tuttavia, non si trova soltanto nelle esperienze professionali.
Si trova nella consapevolezza che ogni pizza porta con sé qualcosa che non è immediatamente visibile.
Dietro un impasto riuscito ci sono anche quelli che non sono riusciti.
Dietro la sicurezza di un professionista ci sono le notti trascorse a capire perché una massa non lievitasse come avrebbe dovuto, le mani provate dal lavoro, le stagioni lontano da casa, gli errori e le correzioni.
E ci sono i maestri.
Persone incontrate lungo il cammino che hanno saputo correggere, mettere alla prova, chiedere di più.
È così che si costruisce un mestiere.
Non soltanto attraverso ciò che si impara, ma anche attraverso ciò che si è costretti a correggere.

UNA PIZZA CHE RACCONTA
Renato Zedde non sembra interessato a considerare la pizza come un punto d’arrivo.
Per lui ogni impasto è ancora una possibilità.
Possibilità di migliorare. Di conoscere un ingrediente. Di comprendere un territorio. Di trovare un nuovo equilibrio.
E soprattutto di comunicare qualcosa.
«Non faccio pizze. Racconto storie».
È questa la sintesi più autentica del suo percorso.
La storia di un ragazzo che a sedici anni ha trovato la propria strada dentro una piccola pizzeria d’asporto; di un giovane professionista che a diciotto anni ha attraversato i confini per imparare; di un pizzaiolo che ha incontrato il mondo dell’alta cucina, ha lavorato in Francia e in Corsica, è arrivato a Parigi e ha vissuto l’esperienza di una delle realtà europee più importanti della pizza contemporanea.
E che oggi, tornato in Corsica, continua a impastare.
Ma con uno sguardo diverso.
Perché nelle sue pizze convivono il passato e il presente, la memoria e la ricerca, la tradizione e la contemporaneità.
E forse anche per questo, quando una sua pizza arriva al tavolo, non racconta soltanto ciò che Renato ha imparato.
Racconta dove è stato, chi ha incontrato e dove vuole ancora arrivare.
Nel suo lavoro c’è la convinzione che il cibo fatto con cura non nutra soltanto il corpo. Porta con sé il tempo, la fatica e la passione di chi lo ha creato.
E quando tutto questo arriva al tavolo, il cliente può non conoscere la storia che c’è dietro.
Ma può sentirla.
Perché una grande pizza, prima ancora di essere mangiata, deve riuscire a lasciare una traccia.
Renato Zedde
Pizzaiolo – Magari, L’Île-Rousse, Corsica
«Il cibo fatto con cura non nutre solo il corpo. Porta con sé il tempo, la fatica e l’amore di chi lo ha creato — e chi lo riceve, in qualche modo, lo sente.»
🍕 MAGARI
📍 17 Avenue David Dary
20220 L’Île-Rousse – Corsica, France 🇫🇷
☎️ +33 4 20 61 01 79

RENATO ZEDDE – CORSICA
The L’Arcimboldo Magazine and Gastronomic Guide takes its name from the 16th-century painter Giuseppe Arcimboldo, who created the famous “Composite Heads” — paintings in which fruit, vegetables, fish and culinary products were arranged on canvas to reveal bizarre, fantastical and sometimes mysterious human figures.
L’Arcimboldo is also represented by a modern, stylized statuette created by 3D Artist Francesco Conte, an expert in lighting and look development, which recognizes and celebrates Artisti del Gusto in Italy and abroad: custodians and ambassadors of ancient culinary arts, capable of telling stories, communicating the culture of their territory, looking towards the future and keeping pace with contemporary trends, while preserving uniqueness and emotional impact.
The L’Arcimboldo Award assigns from one to three brushes, representing the creativity and professional depth of each artist.
Renato Zedde is featured in the L’Arcimboldo Guide with the award of 2 Brushes in the Contemporary Artist category.
THE PIZZA AS THE STORY OF A LIFE
There comes a moment in life when you do not choose a path: the path chooses you.
For Renato Zedde, that path carries the aroma of flour, the warmth of the oven and the quiet rhythm of hands working dough. He is only thirty-two, yet behind him lies a professional journey shaped by different experiences, travels, encounters and a search that seems to have no final destination.
Today, Renato works as a pizzaiolo at Magari, in L’Île-Rousse, in the heart of Corsica’s Balagne region. But his pizza did not begin here. Its story comes from far away — from a small takeaway pizzeria in his hometown, from French kitchens, from Corsica and from one of the most important professional experiences of his training: Paris.
His story began when he was sixteen.

FROM THE FIRST OVEN TO THE DESIRE TO LEARN
“I was sixteen when I realized that my path smelled of flour and fire.”
This sentence tells much more than the beginning of a career. At an age when many young people are still trying to understand what they want to do with their lives, Renato began confronting the reality of professional work — repetitive gestures, hard work and responsibility.
His first training ground was Da Pino, a small takeaway pizzeria in his hometown. There he learned a lesson that would remain at the heart of his philosophy: respect.
Respect for ingredients above all. Respect for the time required by dough. Respect for fire. Respect for work. And, above all, respect for the customer, who places something very simple yet very important in the hands of the pizzaiolo: their expectations.
This awareness became the foundation of his profession.
At eighteen, Renato put flour in his suitcase and left. France, Corsica, new kitchens, new teams, new habits. Every experience became another piece of a training journey based not only on technique, but also on encounters with different people and cultures.
THE ENCOUNTER THAT CHANGED HIS PERSPECTIVE
In Corsica came one of the most important encounters of his career: Laurent Nelissen, a Michelin-starred chef.
Entering a fine-dining kitchen means entering a world where nothing is left to chance.
Precision becomes a form of language, aesthetics interact with taste, and every element of a dish must find its rightful place.
For a young pizzaiolo, that environment represented an entirely new perspective.
Renato observed, listened and absorbed.
He discovered that behind a great dish there is not only manual skill but also thought. There is structure, balance and a constant search for harmony.
That experience changed the way he looked at pizza.
The dough was no longer simply a base.
It became a canvas.
And on that canvas Renato began transferring everything he had learned: the memory of tradition, technique, the precision of fine dining, the experience gained within professional kitchens and, above all, the constant pursuit of balance between ingredients.

PARIS: THE GREAT PROFESSIONAL TRAINING GROUND
His journey then took him to Paris, for Renato, it was a decisive stage in his professional development.
Paris became a true training ground: intense rhythms, high standards, organization, constant comparison and a team of professionals with diverse backgrounds.
It was here that pizza definitively acquired a broader dimension.
It was no longer simply a product of a tradition to be preserved, but also a space where technique, creativity and gastronomic culture could meet.
The Paris experience helped consolidate a belief that continues to guide Renato’s work today:
professional growth is not a destination, but a daily practice.
THE RETURN TO CORSICA
Today, Renato is back in Corsica.
He works at Magari, in L’Île-Rousse, a town in Balagne overlooking the Mediterranean, where the landscape seems naturally destined to become part of a gastronomic story.
L’Île-Rousse is one of the symbolic places of Balagne, a region known as the “Garden of Corsica” for its olive groves, citrus orchards and almond trees, where the landscape alternates between sea and mountains.
Here, the town develops around the sea and its port, while the Pietra promontory leads the eye towards the horizon.
The pizzeria and restaurant Magari fits naturally into this Mediterranean setting, offering a cuisine that includes pizza, pasta and other expressions of Italian and Mediterranean tradition.
Thanks to its privileged position, the Magari terrace offers guests the opportunity to immerse themselves in the light of the Mediterranean and admire the spectacular sunsets that colour the coast of L’Île-Rousse.
It is an environment that seems to speak perfectly to Renato’s philosophy.
Because for him, the territory is not simply the backdrop in which he works.
It is an ingredient.

PIZZA AS THE LANGUAGE OF THE TERRITORY
“I speak about the territory through my pizzas.”
Perhaps this is the sentence that best defines his approach.
Whenever possible, Renato prefers to use locally sourced, zero-kilometre ingredients, considering the choice of raw materials an integral part of creating a pizza.
It is not simply a matter of adding a local product to a dough.
It is about recognizing what belongs to a place and transforming it into a gastronomic story.
His pizza therefore emerges from the encounter between two dimensions: on one side, the technique acquired through years of training; on the other, the desire to express the territory through recognizable flavours.
The dough remains the starting point.
The quality of the ingredients builds its identity.
The combinations must find balance, and creativity must never become an exercise for its own sake.
Renato speaks of good dough, quality ingredients, respect for tradition, balance in combinations, creativity and harmony.
Simple words, yet together they define a precise idea of pizza.
A contemporary pizza that does not reject its memory.
IF PIZZA WERE A LANDSCAPE
There is an image Renato uses to describe his pizza:
“If my pizzas were a landscape, they would be the Pietra lighthouse in L’Île-Rousse.”
It is a powerful image.
The Pietra lighthouse stands at the highest point of the promontory of the same name, surrounded by red rocks and the Mediterranean. Built in the 19th century, it overlooks one of the town’s most evocative viewpoints; from there, the view embraces the peninsula, the sea and the Balagne coastline.
The red porphyry of Pietra, the blue of the sea, the light of sunset and the vertical presence of the lighthouse seem to contain some of the same elements found in Renato’s idea of pizza: identity, contrast, balance and territory.
It is not difficult to understand why this landscape has become a metaphor for his work.
The lighthouse points the way.
And a pizzaiolo, after travelling, learning and moving through different kitchens, also needs to maintain a sense of direction.

BEYOND TECHNIQUE
The most interesting part of Renato’s journey, however, is not found only in his professional experiences.
It lies in the awareness that every pizza carries something that cannot immediately be seen.
Behind a successful dough are also the doughs that failed.
Behind the confidence of a professional are nights spent trying to understand why a dough did not rise as it should, hands worn by work, seasons spent far from home, mistakes and corrections.
And there are the masters.
People encountered along the way who knew how to correct, challenge and demand more.
This is how a profession is built.
Not only through what one learns, but also through what one is forced to correct.
A PIZZA THAT TELLS A STORY
Renato Zedde does not seem interested in considering pizza as a destination.
For him, every dough is still a possibility.
A possibility to improve.
To discover an ingredient.
To understand territory.
To find a new balance.
And, above all, to communicate something.
“I don’t make pizzas. I tell stories.”
This is perhaps the most authentic summary of his journey.
The story of a boy who, at sixteen, found his path inside a small takeaway pizzeria; of a young professional who, at eighteen, crossed borders to learn; of a pizzaiolo who encountered the world of fine dining, worked in France and Corsica, reached Paris and experienced one of the most important European realities in contemporary pizza.
And who today, back in Corsica, continues to knead.
But with a different perspective.
Because in his pizzas, past and present, memory and research, tradition and contemporary expression coexist.
And perhaps this is why, when one of his pizzas reaches the table, it does not tell only the story of what Renato has learned.
It tells where he has been, whom he has met and where he still wants to go.
His work is guided by the belief that food made with care does not nourish the body alone. It carries the time, effort and passion of the person who created it.
And when all of this reaches the table, the customer may not know the story behind it.
But they can feel it.
Because a great pizza, before it is eaten, must be able to leave a trace.
RENATO ZEDDE
Pizzaiolo – Magari, L’Île-Rousse, Corsica
“Food made with care does not nourish only the body. It carries with it the time, effort and love of the person who created it — and somehow, the person who receives it can feel it.”
🍕 MAGARI
📍 17 Avenue David Dary
20220 L’Île-Rousse – Corsica, France 🇫🇷
☎️ +33 4 20 61 01 79


